Libri e politica

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A Milano dal 23 al 27 agosto si svolge il congresso internazionale delle grandi biblioteche. Nell’età di Internet, anche l’idea di biblioteca è cambiata. Il lettore non è costretto a lunghi viaggi per consultare un libro. La navigazione sul web glielo porta a casa. Questo fatto implica che si cerchi un futuro diverso per la biblioteca tradizionale, quella di un certo luogo e con certe raccolte.

Da Antonella Agnoli, divenuta famosa per la nuova Biblioteca San Giovanni di Pesaro da lei progettata, viene un utile suggerimento: le biblioteche pubbliche, a lungo ignorate dalla politica, possono trasformarsi in centri “di riflessione e di condivisione dei saperi” (dal “CorSera” di oggi).

Antonella Agnoli mette il dito nella piaga, il rapporto fra libri (ovvero la cultura) e la politica. Da oltre mezzo secolo in Italia trionfa un’unica ipotesi, valida a destra ed a sinistra, quella dell’intellettuale organico. Che tradotto nella lingua semplice significa dell’intellettuale asservito alle direttive del partito o dei partiti che lo avevano collocato in quel posto.
E siccome siamo in Italia, e tutti i politici sono stati sempre fraterni sodali con i pari grado, non sono mai mancati reciproci favori tra “avversari” e scambi di attenzioni. Che preludevano a doverosi ringraziamenti con altri appoggi a chi militava in campo avverso.

La commedia dei guelfi e dei ghibellini è sempre stata recitata con la massima attenzione a non danneggiare nessuno delle stanze alte del potere, qualunque fosse il colore delle pareti e nonostante le diversità dei ritratti appesi dietro le scrivanie, qui un papa, là un De Gasperi, altrove un Togliatti non sempre separato dal ripudiato Stalin. Oppure, di recente, un Silvio Padre della Patria.

Ecco perché non abbiamo nessuna fiducia nel nostro avvenire “culturale”, e nel fatto che le biblioteche possano diventare luoghi “di riflessione e di condivisione dei saperi”. A nessun politico odierno, nonostante le apparenze, frega che i saperi siano condivisi. Preme soltanto che non siano ammesse al circolo vizioso del potere le persone estranee ai loro interessi.

Per cui nella tristezza di questa corruzione morale dei nostri politici, di tutti i nostri politici, non resta che ringraziare Google che mette in circolazione le idee garantendo una vera, rivoluzionaria partecipazione alla cultura con la consultazione di testi che altrimenti non sarebbero accessibili.

Questo sia detto in linea di massima. Per particolari piccanti di esperienze personali, già raccontate sul web in modo sparso (un esempio), rinvio a qualche prossimo intervento.

Post scriptum n. 1. Vale per intellettuali e politici questo brano di Erica Jong (“CorSera” di oggi), tradotto da Maria Sepa, in ricordo di Ferdinanda Pivano: “Non ha mai perso la fiducia che l’umorismo e l’onestà potessero salvare il mondo”.
Se vivessimo tra persone dotate di umorismo vero e di un minimo di onestà, potremmo bene sperare sulla salvezza del nostro piccolo mondo.

Post scriptum n. 2. I politici berlusconiani di oggi non differiscono, dal punto di vista comportamentale, dai comunisti più duri di ieri. Sono fanatici allo stesso modo. Incapaci di rapporti personali corretti aldilà della valutazione ideologica del “prossimo”.

Ad un senatore che da giovine ebbi compagno in un circolo di frati francescani, inviai una nostra foto d’allora. Non mi ha risposto. Si vergogna del passato? O del presente (“Dio mio come sono caduto in basso”)?

Allora, negli anni Sessanta gli “amici” di sinistra coi in quali si frequentavano le stesse scuole, falsificavano le cose pur di attaccare chi non li seguiva nella loro arrogante pretesa di essere depositari di assolute verità rivelate e scriveva in città sull’unico giornale libero del tempo, “il Resto del Carlino”.

[22.08.2009, anno IV, post n. 242 (962), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Libri e politicaultima modifica: 2009-08-22T18:24:54+00:00da rimino
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